Asia/India/Sentimenti

Matrimoni e pregiudizi

di Matteo Tomasina

“Tu preferisci un matrimonio d’amore o combinato?”. Non mi ricordo quando è stata la prima volta che mi è capitato di sentire questa domanda, ma da quel momento in poi ad ogni nuova conoscenza indiana l’argomento è sempre venuto fuori. La tensione fra le due forme d’unione è frutto dell’incontro e scontro tra modernità, occidentalizazzione e le tradizioni locali dell’induismo, che tardano a cedere il passo (sempre che ciò mai accada). La convivenza fra i due modi di concepire la vita e la famiglia non è pacifica, e crea non pochi sconvolgimenti e discussioni fra genitori e figli. Sembra di assistere a una vicenda di scontro e transizione generazionale che ricorda più la situazione incontrata dai nostri genitori (o zii) in conflitto con i loro più o meno autoritari padri-padroni, che non la nostra (che come “sfida generazionale” abbiamo il confronto con un mondo liquido, precario, instabile, più che la liberazione da ferree catene tradizionali).

Da un lato alcuni giovani indiani, soprattutto nelle aree urbane, rivendicano per sè il diritto di innamorarsi, scoprire e conoscere da sè il proprio partner, e poi sposarsi. Alcuni sembrano covare un’idea ancora ingenua e piuttosto romantica di questa situazione: <<L’amore è la cosa più importante. Per sposare qualcuno bisogna amarlo, non ci può essere altra condizione>>, mi spiega Pitty davanti a una birra indiana “Kingfisher” in un locale di Hyderabad arredato come un pub inglese. Sull’argomento è in totale rottura col padre. Gli faccio notare ironicamente che per sposare qualcuno piuttosto deve essere lui ad amarci, e lui ridendo aggiunge: <<Certo, è vero, se non altro una buona cosa del matrimonio combinato è che chi vuole in India può fare a meno delle pene d’amore>>.

Quello che non si pensa mai è che il matrimonio d’amore porta con sè anche tutta una serie di conseguenze sulla condizione della donna e la sua libertà: per innamorarsi e stare con un ragazzo bisogna uscire, conoscere, avere una vita in parte indipendente e isolata da quella delle mura domestiche. Una vita che molte ragazze in India, anche nelle città, non hanno: oltre a non uscire da sole, non oserebbero parlare neanche mai ai genitori di amici che non siano donne. Una delle nostre amiche, Raaga, anche se è piuttosto spigliata e moderna, preferisce non avere foto da sola con degli uomini, neppure per ricordo davanti allo Charminar. <<Ho avuto un fidanzato scelto da me per due anni>>, si confida. <<Uscivamo insieme, anche da soli, ma ai miei non l’ho mai detto. Forse non sarebbe stata una tragedia, ma so che l’idea non gli sarebbe piaciuta>>.

Dall’altro lato della barricata (ma penso che i confini si facciano sempre più sfumati) c’è chi vede invece il matrimonio come una questione che non coinvolge solo due individui isolati, ma in cui piuttosto entrano in gioco due piccoli sistemi di relazione, due nuclei più o meno ampi, due entità che danno un senso, una spiegazione e un ruolo all’esistenza stessa dei futuri sposi: le nozze sono un affare di famiglia. Non pensarla così sarebbe come guardare alle foglie ignorando l’albero.

Un’unione matrimoniale è un evento troppo importante per lasciarlo in mano solo ai giovani, riguarda non solo le ricchezze, ma anche il prestigio e il nome (e la casta) di due discendenze, e soprattutto il loro futuro. L’innamoramento è poco più che infatuazione, quello che conta veramente è il legame forte, maturo, concreto che si viene a creare col tempo tra due sposi scelti con cura. Per i giovani, fidarsi delle raccomandazione dei genitori è poi una fondamentale questione di rispetto. Un tempo, quando ancora in India il sistema delle caste non era stato bandito per legge, sposarsi fuori dal proprio rango equivaleva a perdere il titolo di figlio di fronte al padre.

<<Non si deve pensare che in India oggi il matrimonio combinato sia un contratto che viene firmato a porte chiuse dalle famiglie nella totale ignoranza dei figli>>, mi spiega Anuragh, soprannominato JoJo. <<Un tempo lo sposo vedeva il volto della sposa solo quando le sollevava il velo nel giorno delle nozze, ma non è più così. I genitori ascoltano spesso il parere dei figli, e lasciano a loro almeno l’ultima parola. Ma ciò non significa che il “dating” sia visto di buon occhio, e comunque le famiglie si riservano il diritto di cercare loro i candidati che ritengono migliori>>. Rifiutare un buon partito può essere molto offensivo, ma anche la reazione di chi vede presentarsi da un giorno all’altro un “promesso sposo” non è sempre positiva. <<Tre anni fa ruppi i rapporti con mio padre perchè voleva che sposassi una ragazza che non avevo neanche mai visto. Oggi riconsidererei la cosa in luce diversa, se mi propone una sposa che può piacere anche a me sono pronto a seguire il suo consiglio. Nel frattempo ho avute anche alcune fidanzate, però>>. La domanda più insidiosa e imbarazzante a questo punto è se pensando ai matrimoni combinati si da un’occhiata anche alla casta (nonostante il sistema, che sanciva religiosamente e politicamente la diseguaglianza, sia oggi illegale). <<Questo purtroppo è innegabile. La mia famiglia ricorda bene di venire da una casta di guerrieri del Rajahstan, e molti, legati con orgoglio alla tradizione, preferiscono ancora un matrimonio intracastale>>.

La chiaccherata si conclude con una domanda di Jojo: <<Da voi in Europa, invece, solo matrimoni d’amore, giusto?>>. <<A parte i matrimoni per opportunità, certo>>, rispondo, e anche lui ride.

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