Asia/Asia Centrale/Viaggio

Lettere da Samarcanda (parte 1)

di Stefano Camellini*

kam124 settembre

Trovato internet-point. Io e un mia amica temerari siamo già usciti. Un sogno che si avvera. Le avventure non si contano, anche solo farsi un caffe, lavarsi, prendere un taxi. Ieri nel viaggio – durato in tutto 24 ore – ne abbiamo viste di ogni. Se riesco, comincerò a tenere un diario sul pc per poterle raccontare tutte. Abbiamo appena scambiato 50 euro e ci hanno dato 150.000 sumy, sembriamo dei ricconi americani…se ti sai adattare con duemila mangi, con mille prendi i mezzi pubblici e con altri mille stai un ora in internet. Siamo alloggiati in una palazzina adiacente al dipartimento, abitate da uzbeki e già ci salutiamo nell’incrociarci. È gente riservata, ma cordiale. La faccia del presidente è ovunque, ma tutti hanno in definitiva di che mangiare e vivere almeno nella soglia di una vaga decenza. Il bagno è un buco nel pavimento coperto da un manufatto indefinito e con un secchio per versare l’acqua.

Il gas non manca, essendo il prodotto nazionale. Tutte le auto sono a metano e fare il pieno costa circa un euro – mentre la benzina costa come da noi. In autostrada girano camion, SUV cinesi, carretti trainati da asini e persone a piedi che vendono ogni genere di cosa colorata. Il loro russo non è  così atroce come pensavo, qualcosa si capisce, ma in parte è colpa mia che conosco solo parole base e non colgo perfettamente tutto quello che mi riferiscono. I giovani comunque lo sanno male, parlano piuttosto un inglese stentato che risulta più un esperanto centroasiatico con arabismi e uzbekismi. Non c’ è una vera e propria cucina locale e tutto sembra, e per ora aveva, un buon gusto. L’atmosfera e buona, sembra di stare in Australia, ma senza l’acqua attorno: è un paese in crescita in un equilibrio socio-economico per ora testato solo con la terra. Tutti pensano di non aver bisogno di nessuno se non della loro capacita di arrangiarsi, e guardano all’estero solo per quelle cose “in più”, come appunto un auto d’importazione non russa, la playstation,  jeans e coca-cola. È il fenomeno che definisco simpaticamente moto-masai (es. taxi Lada anni ’70, con una canzone techno americana tradotta in uzbeki a palla, neon sotto il cruscotto, ma guidi con il capellino tradizionale sul capo, hai la mano di Allah appesa allo specchietto – anche se non stai andando in moschea). L’Uzbekistan è difficile da raccontare: è magico questo millenario luogo d’incontro di mille culture diverse, dove essere uzbeki significa innanzitutto la fierezza di vivere in una terra che non regala niente, ma che riserva delle sorprese.

Tornerò di nuovo a scrivere quando saremo in libera uscita.

Dasvidania!

kam21° ottobre

Scusate la mail comunitaria e non dedicata ai singoli, ma sono un po’ stanco in questo momento e non son in grado di reggere tutta la mia creatività. Tra l’altro sono frustrato perché mi sfuggono ora quelle cose che avrei voluto scrivere, ma proverò comunque a tirare fuori un po’ di idee allocate, come accade nella steppa dopo il passaggio di una tromba d’aria quando compare un pastore e le sue pecore come portato dal vento della montagna…In questo preciso momento “l’ordine cittadino” porta il suo richiamo: clacson, sirene e vociare conviviale di un festa di matrimonio poco distante.                                                                                                                                                                                                                          L’Uzbekistan sta esplodendo e come di consueto fanno i popoli dominati e bistrattati dalla storia, che vivono su una via di passaggio, non sa bene cosa prendere e fa del suo presente una gelatina pacchiana di polimeri espansi coloratissimi e retaggi pigri e non molto ragionati. Siamo divisi in due gruppi di lavoro: scavo e ricognizione. Provate a indovinare…ovviamente sto in ricognizione, addetto mappe e gps! Spero di non essere traferito al gruppo di scavo, mi piace troppo. La steppa, l’ adoro, è il posto forse più inospitale della terra , ma se sai ascoltare ne cogli il senso. Sì, il senso. Punto. Ma non ero solo nella steppa, stiamo battendo tutti assieme due diverse aree, una  irrigata e l’altra arida. Si passa così dalla solitudine del deserto ai terrazzi sul fiume messi a cultura, dove pastori e agricoltori mai visti prima ci invitano a cuore aperto a prendere un tè seduti attorno al loro tavolo, o a fare una mangiata di montone sgozzato apposta per il nostro arrivo.                                                                                                                                                                                                                                            Tutto qua ha un sapore eccezionale, e proprio per questo sono sempre in prima linea per gli assaggi. La mia predisposizione all’essenzialità  sarà ancora più accentuata  al mio ritorno, poiché qua non si fa altro che testare che per vivere non sono affatto necessarie tutte quelle cose di cui ci circondiamo. Il motore russo del mio cervello sta lentamente e finalmente iniziando a carburare(dico così perché non ci sono macchine più inaffidabili delle vetture russe , a sono le uniche che se le sai riparare fanno milioni di chilometri). Accidenti non sto dietro ai pensieri, calma….

Dormire per terra non è male, abbiamo a disposizione dei tappeti fatti apposta (curpashà), talmente sottili che potresti dormirci (e lo fanno ) sulle rocce più dure come su un letto di bambagia – cosa non troppo distante dalla realtà: qui il prodotto nazionale è il cotone. L’Uzbekistan è battuto solo dagli usa in produzione di cotone e tutto si fa col cotone e la macchina economica tira se la stagione del cotone è buona. Proprio ora siamo nel pieno della stagione della raccolta e tutti vi partecipano. Le scuole iniziano ufficialmente il 2 settembre, ma fino al 20 circa di ottobre sono molti i maestri con gli alunni – già a  partire dai 12 anni –  che vanno a fare lezione mentre raccolgono il cotone. Proprio per questo la bellezza degli Uzbeki si sciupa presto, il 95 % dei ragazzini di 12-13 anni ha già denti d’oro in bocca e rughe che solcano visi che della vita non dovrebbero conoscere così tanto…

Stasera mi aspetta da fare il bucato bacinella potrebbe pure scappare un po’ di lavaggio di ceramica (trovata durante gli scavi archeologici, n.d.r.) dopo cena per stare in tema…però stavolta mi tirerò dietro a forza qualcuno, il magazzino si trova sottoterra con una piccola lampadina in fondo a un corridoio buio nell’ istituto che ci ospita. Ora capisco anche gli archivisti o gli addetti di laboratorio che impazziscono per la solitudine: l’atro giorno mi sono ritrovato a cantare mentre catalogavo ceramica, in un magazzino sovietico, nella penombra in compagnia di un gatto senza coda che faceva le fusa di fianco ad un mezzo busto di marmo (Plinio il vecchio?).

Come ultima immagine vi lascio una chicca: un giovane puledro dagli occhi azzurri che corre nella steppa a fianco della madre…

Paka

(foto dell’autore)

*Stefano è studente di archeologia a Bologna ed è partito, a Settembre, per una spedizione di scavo in Uzbekistan, uno dei luoghi più remoti del Centro Asia. Questo è il suo “epistolario”, pubblicato in versione (quasi) integrale: scomodità, ma anche fascinazioni, vezzi poetici, ironia

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