Asia/Cinema/India

Vita di Pi – Ovvero, la storia di Giobbe in salsa indiana

di Riccardo Vergnani

50-Gericault, La zattera della Medusa [1818]

Non si può dire che Vita di Pi sia (del tutto) un brutto film. Nella produzione hollywoodiana contemporanea, dove il numero di porcate supera di gran lunga i film di qualità, l’ultimo lavoro del regista coreano di Ang Lee (che il grande pubblico conosce per Brokeback Mountains) si distingue perlomeno per l’evidente impegno nella realizzazione e nella scelta di una trama APPARENTEMENTE eterodossa.

La prima mezzora mi ha decisamente divertito: l’infanzia del protagonista, tra piscine improbabili e soprannomi algebrici, ricorda un po’ il realismo magico della commedia francese degli ultimi anni. Il magico mondo di Amélie, per intenderci. Pure gli effetti visivi sono degni di nota: la carrellata dei titoli di testa con i coloratissimi animali dello zoo dei genitori di Pi valgono il mal di testa causato dai maledettissimi occhialini 3D. Per tutto il corso del film si rimane a bocca aperta di fronte a una natura digitale che fa sembrare Avatar un videogioco degli anni ’80.

Ma la grande pecca di questo film è la brutta tendenza terzomondista a coinvolgere abitanti di paesi in via di sviluppo in trame improbabili, in cui la vecchia triade americana Dio-Patria-Famiglia fa da sfondo a drammi a lieto fine di terza categoria. Insomma, parliamo di americanate belle e buone. Tutta colpa di Danny Boyle, che col suo banalissimo The millionaire ha fatto scoprire ad Hollywood che l’India è un posto fighissimo in cui ambientare unfilm, per via di tutta quella colorata che balla ogni cinque minuti e di una religione (altrettanto colorata e pervasiva) secondo la quale ogni cosa che fai non è caso ma karma. Ecco, a tutto questo mischiamo un po’ di spiritualismo giudaico-cristiano e abbiamo un Giobbe in salsa indiana.

Ricordiamo brevemente la storia di Giobbe, contenuta nel best-seller ebraico noto come la Bibbia: Giobbe è un brav’uomo, teme al punto giusto il Dio degli eserciti e gli sacrifica puntualmente la quota dovuta di bestiame. Dio è piuttosto soddisfatto per tutto ciò, e ripaga il buon Giobbe con una certa prosperità economica e sociale; questo fino al giorno in cui Satana decide di mettere la pulce nell’orecchio all’Altissimo: sarà mica che Giobbe è tanto pio e caritatevole solo perché gli va tutto bene? E se le cose iniziassero ad andar male, sarebbe ancora così disposto a temerTI e adorarTi?

Dio rimane evidentemente perplesso, e decide di mettere alla prova Giobbe: al poveretto iniziano a capitare le peggiori sfighe nel mondo, e nel giro di poco tempo perde famiglia, fortuna e rispetto sociale. Nella sua disperazione i saggi  di turno lo ammoniscono dal stramaledire Dio, poiché l’uomo è niente di fronte al suo creatore. Morale: per quanto imperscrutabile sia la volontà di Dio, tu devi accettare con dovuta devozione tutto quel che ti accade, nel bene e nel male. A Pi succede più o meno la stessa cosa: dopo aver perso la sua famiglia in un naufragio rimane solo con una tigre su una zattera in mezzo all’oceano, mentre Dio (o chi per lui) non fa altro che manifestare la propria potenza con tempeste di fulmini, meduse luminose, isole cannibali e prodigi di varia natura.

Alla fine si scopre che tutta la storia potrebbe essere un’invenzione della fervida mente di Pi: ma, al posto di una storia tragicamente reale di sopravvivenza in mare – che manco La zattera della Medusa – , molto meglio l’idea di un Dio che fa di noi quello che vuole magari distruggendoci la vita – ma che in fondo in fondo ci ama.

Ecco cosa può creare un’idea superficiale dell’India mista a idee New Age: un film pieno di pretese buoniste che riesce ad appassionare solo per gli effettoni speciali, e un’immagine bislacca di questa gente colorata che ha uno strano rapporto con un dio dai tratti sospettamente occidentali.

Prossimo film: la crocifissione di Confucio (in 3D, naturalmente).

Nota finale: quando Pi viene finalmente salvato su una spiaggia da un gruppo di Messicani (vero nerbo dell’economia U.S.A., pare suggerirci il film) e scoppia in un pianto disperato, l’intera sala del cinema in cui mi trovavo è esplosa in una fragorosa risata. Sicuramente, colpa del pubblico ignorante.

sictransit

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