Erasmus/Europe/Parigi

Ordine del giorno: inciampa

di Maria Elena Seidenari

Un anno fa salivo su un Train à Grande Vitesse. Mi lasciavo alle spalle la Gare de Lyon e un Erasmus a Parigi.

Un semestre a Sciences Po, 27 rue Saint-Guillaume, a due passi dal Café “Les deux Magots” dove Jean-Paul Sartre e Simone De Beauvoir hanno spesso discusso su chi avesse l’onere di lavare i piatti, quella sera rincasando. Sicuramente avranno parlato anche di esistenzialismo e di secondo sesso, ma solo incidentalmente.
 
In quel luogo pieno di storie, però, non è mai successo nulla – a parte tutti i rosari che facevo scendere dal cielo plumbeo di Parigi per l’ennesimo paper che dovevo consegnare quella mattina lì, avendo dormito nulla la notte prima.
 

Altrove, è successo ben altro. Un ben altro che ha a che fare con il ruzzolo e il capitombolo. balcone

Matrice composta a mano con il carattere tipografico Garamond tondo romano e corsivo, fusa a Parigi da Deberny & Peignot, impresso poi su carta crema Sant’Ilario di Toscana dalla Tallone Editore ad Alpignano, Torino. Per il poeta e l’amico Jean Pierre*.

Esemplare trentaquattro su centoventicinque.

In calce ad un libello di nemmeno venti pagine, un’attestazione di genuinità. Di parole fatte con le mani. E con una macchina tipografica che ha impresso solchi profondi sulla carta crema e negli occhi di chi legge. Versi d’amore (ricordi le promesse che ti feci a vent’anni?) ed elenchi di cose da fare (tenere l’anima sull’attenti, tenere la parola aperta, tenere dio per un’idea come un’altra- è un ordine del giorno).

Questo ho trovato al 30, rue de Bourgogne. Una mano che mi porgeva un opuscolo di carta ruvida e porosa. “Sei italiana, sei venuta qui, hai ascoltato. Grazie. Questo lo hanno stampato in Italia”. Un dono, fatto con le mani e occhi pieni, mentre uscivo da una porta su cui, come qui ancora usa, occorre bussare per entrare.

Nel passage des Taillandiers, spostata più verso rue de Lappe, ho trovato una porta USB. Infossata nel muro di mattoni, fissata con una generosa manciata di calce. Una minuscola fessura dove infilare una chiavetta USB, e tutto il suo eventualmente sconfinato contenuto. Un dono gratuito, rivolto a futuri e futuribili infilzatori di chiavette USB nei muri.

Nel piccolo parco G.Cain, costeggiato da rue Payenne, ho trovato un rumore tremulo di stoffe. Una donna lasciava volteggiare nell’aria frizzante del mattino due enormi ventagli blu. Come se fossero le naturali estensioni delle sue mani. Lì, sola. In un’aiuola verde, senza il bisogno che nessuno la guardasse.

Su terrasse des Feuillants ho trovato sedie in doppia e tripla fila. Sedute rustiche, come quelle che si trovano nei pressi dei campi da bocce in Italia. Erano tutte attorno ad una fontana. Si vedeva che aspettavano. Qualche illuminato amministratore deve aver pensato che gli avventori di Parigi abbiano tutto il tempo di sedersi pigri al sole, ad ascoltare lo sciabordio dell’acqua, mentre dei clacson agguerriti di rue de Rivoli non arriva che una lontana eco.

Su una panchina di rue des Viarmes ho trovato un uomo addormentato con il dito in bocca. Era coperto di cartoni, vestito di maglioni induriti dal tempo. Dormiva profondo, con il suo pollice profondo nella bocca.

Sotto rue des Halles, in una congiunzione tra la metro n°1 gialla e la metro n°4 viola ciclamino, ho trovato un sorriso di mia madre. Ho trovato il suo viso illuminato, e lei leggera che camminava sulle note di un clarinetto. Aveva gli occhi di un bambino quando riceve un regalo al di fuori delle feste comandate. Non se lo aspettava.

Lei non sapeva di queste piccole bellezze in cui si inciampa.

Lei non sapeva di rue de  Bourgogne, di passage des Taillandiers, del parco G.Cain, di terrasse des Feuillants, di rue des Viarmes. Piccole interruzioni dell’inganno consueto, mappatura puntiforme delle grazie che toccano chi cammina in una città con il naso all’insù. Solo così si inciampa.

sant'eustachio

* Jean Pierre Rosnay, poeta francese nato a Lione nel 1926 e morto a Parigi nel 2009, fondatore del Club des Poètes, in 30, rue de Bourgogne. La mano che mi porgeva il libricino stampato a mano apparteneva a Tsou Marcelle Rosnay, moglie e musa del poeta.

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One thought on “Ordine del giorno: inciampa

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