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Care&Share: intervista con il volontariato

(English version here)

Carol Faison è partita per l’India nel 1994, sulle tracce di alcuni ragazzi adottati a distanza con cui aveva perso i contatti. Già impegnata nella ricerca di finanziatori per il volontariato in Italia, la sua ricerca “sul campo” la convince che è il caso di impegnarsi direttamente: con l’aiuto del marito arriva così a fondare nel 1999 il primo villaggio dell’ Ong Care&Share, che si occupa dell’accoglienza, della cura e dell’istruzione dei ragazzi di strada. 

In questa intervista Carol racconta la sua avventura, le sue soddisfazioni ma anche le difficoltà, soprattutto di comunicazione culturale, che un occidentale può incontrare lavorando in India nell’ambito della cooperazione e dello sviluppo. Infine, un’ultima riflessione è rivolta alla realtà generale dell’India: descritta sui giornali come un gigante economico in ascesa, essa appare invece nella vita quotidiana come un paese allo sbando, che ha ancora lunghi passi da fare sulla strada del progresso. 

Intervista di Rossella Sala

R-Innanzitutto, Carol:  come e’ nata l’idea di Care&Share? Per quale motivo tu, un’americana trapiantata a Venezia, con una famiglia e una carriera avviata,  hai scelto di trasferirti in India e fondare una onlus a sostegno dell’infanzia in difficoltà?

bambino sorridenteC-L’idea e’ in realta’ nata da  mio fratello, che nel 1991 trascorse un periodo di studio nell’Andhra Pradesh come studente di letteratura indiana. Qui venne in contatto con una missione locale, gestita da un gruppo di preti che ospitavano presso di se’ alcuni ragazzi, provenienti da una vicina isola, allo scopo di istruirli e permettere loro di frequentare l’unica scuola della zona. Mio fratello, commosso dalla buona volonta’ dei religiosi, torno’ in Italia deciso ad aiutarli e a questo proposito si rivolse alla nostra famiglia: sua intenzione era supportare economicamente alcuni bambini per permettere loro di continuare gli studi. Io presi l’incarico di scrivere al direttore della missione, chiedendogli di inviare foto e informazioni sui bambini in difficolta’, per i quali trovammo presto diversi finanziatori tanto che la rete di aiuti inizio’ ad espandersi ad altre missioni della zona arrivando, nel giro di quattro anni, a coinvolgere 300 ragazzi e altrettanti sponsors dall’Italia. La svolta avvenne pero’ nel  1994, quando, a causa della morte improvvisa del prete con cui per primo eravamo entrati in contatto, fui costretta a partire per l’India al fine di rintracciare i ragazzi, di cui si erano perse le tracce. Se riuscii a trovarli tutti fu soprattutto grazie all’aiuto di Noel (il suo attuale marito), che all’epoca lavorava nel sociale e desiderava dedicarsi all’ aiuto di bambini diversamente abili e ragazzi di strada. Il mio viaggio fu cosi l’occasione di scoprire altre realta’ che ci diedero l’impulso per la creazione di nuovi progetti, compreso l’affitto di alcuni appartamenti dove iniziammo ad alloggiare i bambini sottratti alla strada. Nel 1999, visti anche il costo e le cattive condizioni delle case, decidemmo di acquistare un terreno in campagna per costruirvi il primo villaggio di Care&Share: Daddy’s Home, che oggi ospita piu’ di 600 bambini. La scelta di trasferirci in una zona rurale e’ stata sopratutto legata alla necessita’ di allontanare i ragazzi dalla citta’ e dall’ambiente dove vivevano,  disincentivandone cosi la fuga e il conseguente ritorno alla vita di strada.

R-Nella realizzazione di questo tuo progetto ormai ventennale, quail sono le principali difficolta’ che ti sei trovata ad affrontare?

C-La maggior parte dei nostri problemi e’ legata alla mentalita’ locale, che e’ per molti versi opposta alla nostra: perche’ il background culturale indiano e quello europeo hanno poco in comune, ma anche perche’ vivendo in una zona rurale lavoriamo con persone che non hanno una mentalita’ cittadina e a cui manca, ad esempio, quel senso di urgenza che e’invece tanto sviluppato in noi, con la nostra abitudine a pianificare e programmare ogni cosa. Qui vigono ancora ritmi naturali, il concetto di puntualita’ e’ relativo e molte persone non concepiscono i nostri ritmi di lavoro, perche’ non sono abituate ad essere occupate in ogni momento e ogni periodo dell’anno. Si ha spesso la sensazione che le cose vengano fatte piu’ per “accontentare” chi le ha richieste, che per raggiungere effettivamente un risultato ulteriore.

Un altro grosso ostacolo e’ quello delle caste: i bambini che Care&Share ospita  appartengono, generalmente, a caste basse e questo fa si che gli adulti di caste piu’ alte siano disincentivati a lavorare presso di noi. Fortunatamente abbiamo sempre avuto l’appoggio dello stato, dal quale abbiamo ricevuto svariati premi e riconoscimenti; fondi, invece, non ne sono mai arrivati, e questo sta diventando un problema non da poco a causa dell’inflazione galoppante in India e della crisi economica mondiale, che ci impedisce di aumentare le quote di adozione a distanza dei bambini: da diversi anni ormai i finanziamenti che riceviamo non coprono piu’ le spese di mantenimento dei ragazzi, un problema a cui non sappiamo come far fronte.

R-Passando all’attualita’: oggi l’India viene spesso dipinta, a livello mediatico, come una nazione in via di sviluppo caratterizzata da una fiorente crescita careandshareeconomica. Sei d’accordo con questa descrizione?

C-Assolutamente no. L’India e’ un paese dove l’80% della popolazione vive in zone rurali, dove 600 milioni di persone non hanno accesso alla rete fognaria, dove in milioni di case manca l’igiene piu’ elementare: gli indiani si lavano, certo, ma lo fanno seguendo i loro metodi tradizionali, e pulire i pavimenti con il letame non e’ certo il modo migliore per preservarne l’igiene! Inoltre manca una forma elementare di tutela dell’ambiente, le strade sono invase dalle immondizie, l’aria irrespirabile: la costruzione di citta’ e palazzi procede a ritmi vertiginosi, ma senza alcun piano regolatore, ne’ tantomeno la predisposizione di servizi: le infrastrutture e gli ospedali sono in condizioni disastrose.

I giornalisti che dipingono questo paese come un gigante economico non sono mai entrati in contatto con la realta’ locale, con la vita che gli indiani conducono. La maggior parte di loro si limita a sbarcare a Delhi o Mumbai per scrivere un articoletto su qualche grande azienda e poi risalire sul primo aereo senza aver mai toccato con mano la drammatica situazione dell’India. Lo stesso fenomeno e’ accaduto in occasione dello tsunami del 2004: Care&Share e ‘ stata molto presente nei villaggi colpiti dal disastro, ma in tutto il periodo dell’emergenza non ho visto un solo giornalista che fosse li per raccontare quello che stava succedendo nelle campagne, nei piccoli villaggi, insomma nelle zone piu’ danneggiate dal maremoto.

R-Dato questo scenario scoraggiante, come vedi le possibilita’ di sviluppo del paese nei prossimi anni, sia dal punto di vista economico che, soprattutto, sociale?

-La mia impressione e’ che in India si stia consumando un grande disastro. Qui la fuga dei cervelli e’ un fenomeno endemico, perche’ l’assenza di prospettive porta le  poche persone che riescono a completare con successo i propri studi a emigrare all’estero: le conseguenze di questo fenomeno sono evidenti non solo sul piano economico, ma anche politico, perche’ la classe dirigente e’ composta non  da tecnici ma da soggetti organizzatisi, spesso tramite manovre scorrette, per farsi eleggere nella propria citta’ o nel proprio stato. Costoro sono persone senza alcuna educazione, attori, mafiosi, gente assolutamente priva di competenze e di interesse per la sorte del proprio paese. Qualche sera fa, dopo aver ascoltato il discorso inaugurale di Obama, uno dei miei ragazzi mi ha chiesto se Rahul Gandhi sara’ mai in grado di pronunciare parole simili. Certamente, un paese allo sbando come e’ l’India in questo momento ha ancora molta strada da fare per potersi definire una nazione sviluppata.

carol faison

Carol Faison, fondatrice di Care&Share

Foto: Care&Share

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One thought on “Care&Share: intervista con il volontariato

  1. Pingback: Care&Share: a glimpse into the world of volunteerism | Samsara Route

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