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Arrivederci amore, ciao – Io&il Papa

di Riccardo Vergnani

Dai, qualche segnale ce l’aveva mandato.

Non dico che si fosse espresso in modo chiaro e tondo, ma qualche sospetto poteva sorgere.

“Sono stanco”, “È un compito difficile”, “Non ho le forze necessarie”.

Insomma, sembrano le classiche frasi che uno si ripete prima di un esame universitario.

Ciononostante, le dimissioni (anzi, meglio parlare di abdicazione, dato che di monarchia assoluta si tratta) di Benedetto XVI aka Jospeh Ratzinger ci hanno colto di sorpresa. MI hanno colto di sorpresa.

In realtà, la vera sorpresa è che sono rimasto sorpreso.

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Mi spiegherò meglio.

Non sono battezzato, non sono mai andato a catechismo e le poche messe a cui ho partecipato erano matrimoni o funerali (tutt’al più una cresima nel ’98, toh). Non mi ritengo ateo giusto per privilegio del dubbio, ma crescendo mi sono convertito al narcisismo (cit.). In linea di massima, ho una certa antipatia per le strutture ecclesiastiche e pure il Vangelo non mi ha mai troppo convinto.

Tutto questo, per dire che dell’abdicazione del Papa non dovrebbe fregarmi niente.

Eppure, sono sorpreso. Anzi, sconvolto forse.

“Perché?” è la domanda che mi pone candidamente Vera, un’amica della Repubblica Ceca. Giusto, perché?

È troppo banale rispondere che il ruolo del Papa è così forte in Italia da non poter ignorare l’influenza di ogni suo azione. Certo è così, ma qui parliamo di emotività, di sentire, più che di fatti concreti.

Allora la risposta, all’apparenza più banale, è che mi sconvolge il fatto che sia stata infranta la Tradizione.

La Chiesa Cattolica si fonda tanto sulla Parola di Cristo quanto sulla Tradizione, ovvero una serie di precetti  elaborati da Padri e Dottori della Chiesa (e ratificati nel corso dei secoli dai Concili Vaticani), che costituiscono l’asse portante del teologia cattolica.

warhol1È evidente che questi princìpi possono essere cambiati nel corso dei secoli, come nel caso del dogma dell’infallibilità papale, messo in discussione dallo stesso Giovanni Paolo II quando nel ‘79 ammise che su Galileo Galilei si erano sbagliati. Ciò non toglie che la Tradizione è di per sé un’ideale performativo che non solo regola i meccanismi alla interno della Chiesa, ma che connota il rapporto Chiesa/mondo. Più semplicemente: la Verità di cui si fa portavoce il vicario di Cristo in Terra (il Papa) è mediata e comunicata al mondo secondo i dettami della Tradizione.

Non si tratta di sottili questioni teologiche. Questa Tradizione è talmente incorporata nell’immaginario collettivo cattolico (e non) che persino il linguaggio ne risente: per esempio, il detto “morto un Papa se ne fa un altro” è così diffuso che polivalente da essere usato comunemente per descrivere situazioni che col contesto di riferimento non hanno nulla a che fare. Io me lo sentii dire quando, abbastanza disperato, mi stavo lamentando a gran voce per via di una ragazza che mi aveva mollato.

Proprio a questo proposito, la Tradizione ci dice che il Papa è eletto in conclave dai cardinali ispirati direttamente dallo Spirito Santo, il che indica, implicitamente, che i limiti temporali del mandato del Papa sono la conseguenza della Volontà di Dio. Ci troviamo allora  davanti a un caso un cui un fatto assodato dalla Tradizione – cioè che solo la morte, decisa ovviamente da Dio, ponga fine al mandato del Papa – viene completamente messo in crisi.

La Caduta della Tradizione sconvolge completamente il nostro modo di vedere il Tempo: se fino a poco fa pensavamo che solo la morte potesse determinare i limiti temporali dell’incarico papale, ora ci troviamo di fronte a una LIBERA SCELTA che rimette in discussione la ciclicità del ruolo sacerdotale.

Se prima era Dio a decidere quando finiva l’incarico, ora è l’uomo a stabilire il proprio destino.

Il gesto di Ratzinger è davvero rivoluzionario: al tempo ciclico della Tradizione sostituisce il tempo spezzettato del libero arbitrio, spezzando gli argini del formalismo rituale che rende la Chiesa quello che è.

Addio Tradizione, benvenuta postmodernità con i tuoi scarti, i tuoi imprevisti, i ritorni all’indietro e i balzi in avanti! Per l’occidente europeo il mondo del rito è definitivamente morto con la rinuncia di Ratzinger. Dissolta la Tradizione, rimane l’incertezza di una temporalità senza punti fissi, un elettrocardiogramma i cui picchi improvvisi sono un appiglio incerto nel grande marasma della contemporaneità.dio-ti-vede-stalin-no

Ecco, sono sconvolto perché credo che la scelta di Benedetto XVI avrà una ricaduta su tutti noi. Non siamo ancora così impermeabili al cattolicesimo e al suo mondo, da pensare che questo avvenimento storico non abbia una ricaduta sul nostro universo di significati.

Abbiamo un background che non possiamo scrollarci facilmente di dosso: l’Istituzione incarnata dal Papa fa parte della nostra vita come la pastasciutta e Dante Alighieri. Nel momento in cui questa istituzione subisce un cambiamento così radicale, dobbiamo davvero chiederci (cattolici e non) se questo avrà una ricaduta su tutti noi.

Con buona pace del mio amico Roberto, che dice che la cultura non esiste.

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12 thoughts on “Arrivederci amore, ciao – Io&il Papa

  1. Complimenti per il tuo articolo. Tuttavia non condivido la conclusione a cui sei giunto. Supponi che la volontà di Dio sia che il papa, una volta eletto da un conclave ispirato dallo spirito santo, assolva il suo ministero per tutta la vita. Chi lo dice questo? Non certo la Chiesa cattolica. Il papa avrà fatto la sua volontà cercando, ne sono certa, con questa abdicazione, di seguire fedelmente la volontà di dio, che solo Lui sa ma che probabilmente il papa ha intuito coincida con le sue dimissioni. Probabilmente tu presumi che la volontà di dio coincida con il mantenimento del papa del suo ruolofino alla morte, cosa che forse per la volontà di dio su ratzinger non è questa.
    Giulia Rioli

    • Ciao Giulia, grazie per il contributo.
      Certo non è una norma del Diritto Canonico né dogma della Tradizione che il Papa debba rimanere sul suo seggio fino alla morte. Se così fosse, Ratzinger non si sarebbe dimesso. Ma c’è differenza fra norma e regola: e la regola è stata, negli ultimi secoli, che il Pontefice portasse a termine il suo mandato fino alla fine, seconda una logica diffusa che vede nel vicariato una missione pastorale da portare avanti a tutti i costi.
      Ti faccio due esempi: secondo Dante Celestino V è “colui che per viltade fece il gran rifiuto”; la rinuncia di Celestino (pur dettata da nobili motivi, dato che non voleva essere manipolato dal clero romano) fu percepita all’epoca come una deviazione dalla volontà divina.
      L’altro caso è molto più recente: sappiamo tutti che Wojtyła tenne duro fino all’ultimo momento; questo, però, non malgrado la sua malattia, ma proprio in virtù di essa! Il male era un segno tangibile della presenza di Dio nel e sul corpo del Papa, in un’ideale del sacrificio a cui solo l’intervento diretto della divinità (attraverso la morte) poteva porre termine (http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_11/papa-dimissioni-Dziwisz_16e1a42e-745f-11e2-b945-c75ed2830f7b.shtml).
      Credo anch’io che Ratzinger, letteralmente in buona fede, abbia seguito quella che a lui è parsa la volontà di Dio, ma l’ha fatto in modo inusuale rispetto a un’ideale consolidato nei secoli. Concretamente nessuna norma scritta è stata infranta, ma la regola (implicita? inconscia?) ha di certo subito un bello scossone.

  2. E’ un fatto che nessuna legge umana o divina – è il caso di dirlo – vieta a un Papa di abdicare (cassiamo lo scialbo termine “dimissioni”). Quindi penso che la critica di Giulia sia sensata: le “vie del Signore sono infinite”, e non credo che un cristiano possa vedere in questo gesto una forma di disobbedienza alla volontà divina.
    Ma al di là delle dispute teologiche, che spezzano sempre il capello in quattro parti, resta il fatto innegabile che la consuetudine millenaria è quella della permanenza al soglio fino alla morte naturale. Le poche eccezioni non per nulla sono clamorose, come quella di Celestino V e come, per l’appunto, il caso di Ratzinger. Viene da chiedersi se il ritiro del papa, per motivi che possono essere politici o legati alla sua condizione fisica, non desacralizzi la sua figura, la allontani da quella sfera “separata” che contiene le cose legate al divino, e da cui il mondo profano viene escluso, distanziandola dal cielo e avvicinandola alla terra. Credo che questo sia il senso dell’articolo di Riccardo (ovviamente si parla di percezione simbolica, è ovvio che il papa è sempre una figura più “legata alla terra” di quanto ci raccontiamo).
    Ma io mi sposterei anche su altre considerazioni. I successori di Benedetto XVI non saranno forse, in virtù della sua scelta, più legittimati a muoversi nella stessa direzione? Del resto, la tecnica consente di vivere più a lungo, ma non tutti invecchiano mantenendo le stesse condizioni fisiche e mentali. Non è difficile pensare che questo evento possa essere l’inizio di una consuetudine più frequente, anche sulla base di considerazioni meramente materiali.

  3. Riccardo è chiarissimo il tuo discorso della differenza tra norma e regola, e in questo caso più che comprensibile. Quindi, Matte, speriamo che i futuri eletti al soglio pontificio non si lascino influenzare da pensieri meramente materiali nelle loro future scelte, cioè da una “norma” che è stata da Ratziger stravolta.
    Soprattutto mi auguro, personalmente, che i cristiani non vivano questo momento come di abbandono, sarebbe concretamente il dispiacere e il fallimento più grosso del magistero papale. Purttoppo vedo che tanti nostri coetanei credenti provano, in queste ore, questo sentimento.
    Complimenti per il vostro blog, è molto interessante, ben scritto e con contenuti di alto livello culturale! Bravi!
    Giulia

  4. Quello che lascia tutti sconcertati, credenti e non, è che una tradizione a cui siamo da sempre abituati ha subito una deviazione, e ognuno di noi in un modo o nell’altro teme che questo avvenimento abbia conseguenze più grandi di una semplice decisione di un uomo ormai stanco. La nostra è l’era cristiana, cattolici o no noi misuriamo il tempo tra quello che c’è stato PRIMA di Cristo e quello che c’è stato DOPO Cristo; la nostra Europa è disseminata di chiese, il simbolo di ogni città è la sua cattedrale; le campane scandiscono le ore e tutti noi in un modo o nell’altro abbiamo dovuto confrontarci con Dio. Tutti noi ci siamo chiesti se crediamo in Dio o no. E al di là della risposta che ognuno si è dato, la Chiesa è un’istituzione con la quale tutti siamo nati.
    La prima cosa che ho pensato è che ci fosse qualcosa sotto: un complotto, una minaccia…ma non sarebbe più rassicurante sapere che Ratzinger ha “abdicato” davvero soltanto perché è stanco. Il Papa è per tutti una figura sacra, investita da Dio e quindi in grado di superare le debolezze umane. Il Papa è per tutti una figura “scontata”, che c’è e c’è sempre stata. Come la luce del sole, c’è e c’è sempre stata. Nel momento in cui l’Uomo ha la forza di avere la meglio su Dio qualcosa si incrina, la fede vacilla e la paura che il cielo ci cada sulla testa si fa più reale.
    Che lo vogliamo o no, la cultura cristiana fa parte di noi come il nome dei giorni e la successione dei mesi e il fatto che l’erba è verde. E nel momento in cui cade una di queste certezze…bè, la consapevolezza che “il Papa può dare le dimissioni” non aiuta, non aiuta per niente.

  5. Che siamo tutti sconvolti e alquanto colti di sorpresa, certo è un dato di fatto. Tuttavia mi prendo la libertà di portare avanti un’altra posizione. Davvero il negativo è l’unica visione possibile di un tale avvenimento? Perchè a me non sembra.
    Devo dire che sono molto più contenta di sentire il papa ammettere che non è più capace, convinto, abbastanza forte e passare il testimone piuttosto che trovarmi un papa arroccato nella sua posizione giusto perchè è “tradizione” o “perchè così deve essere”.
    Certo, papa Giovanni Paolo II spicca agli opposti del gesto di Benedetto XVI, tuttavia c’è da tenere in conto che la malattia per GPII (perdonate l’abbreviazione) era un modo per avvicinarsi a Dio. Come hai detto tu Riccardo, nella malattia era la sua forza.
    C’è poco da dire, era un santo. Purtroppo non è così facile esser tutti santi, però, e forse BXVI l’ha capito in prima persona. O magari ha realizzato che questa non era la sua strada di esser santo e che un ruolo come quello di papa lo stava portanto all’aridità, più che a Dio.
    E ci sta.
    Alla fine, non è lui che ha scelto di diventare papa. E Dio è buono e misericordioso, e sono sicura che accetterà a braccia aperte la scelta, sicuramente maturata in mesi e mesi, di BXVI.
    Piuttosto ammiro il suo coraggio di ammettere che non sarebbe stato capace di fare il bene della Chiesa. E’ un grande gesto e, al di là dello sconcerto, non mi sembra il caso di farne un dramma così grande. Forse un papa più giovane, capace di portare il peso di tutti quegli attacchi quotidiani, è davvero ciò di cui i Cristiani hanno bisogno ora come ora. Ringrazio Benedetto per l’opportunità.

    • Grazie Lucia per il commento, speravo che qualcuno sottolineasse questa cosa.
      No, non è un fatto necessariamente negativo. Mia madre, atea convinta, mi diceva al telefono che ai suoi occhi con questo gesto il Papa acquista d’umanità, nel senso più positivo del termine. Ma si tratta, come nel caso dell’articolo di Silvia, di punti di vista. In coscienza, ognuno vivrà quest’avvenimento come meglio crede. Il sentire individuale è qualcosa di difficile da analizzare, e le sfumature sono troppe per poter delineare la conseguenze emotive dell’avvenimento nei singoli.
      Quello che volevo dire nell’articolo è che siamo di fronte a un cambiamento “strutturale” profondo: noi organizziamo il tempo in base a modalità ben precise, in un sistema che è allo stesso tempo lineare e circolare. Contiamo gli anni dalla nascita di Cristo in una successione pressoché infinita, ma, allo stesso tempo, utilizziamo ripetitivamente giorni, settimane e mesi per rendere più “densi” certi avvenimenti (esempio stupido: il compleanno).
      La successione dei Papi rientrava, fino all’altro giorno, nell’organizzazione circolare del tempo: morto un Papa, se ne fa un altro. Questo ha segnato non solo la storia del mondo, ma è diventato parte costituente delle nostre coscienze.
      Cosa succede quindi quando al tempo ciclico, eminentemente rituale e sacralizzato, sostituiamo il tempo della scelta, che è, in fin dei conti, arbitraria e imprevedibile?
      La risposta è: non lo so. In antropologia non si fanno profezie. E dare giudizi di valore è, dal mio punto di vista, privo di senso.
      Ma posso dire con una certa convinzione che l’abdicazione di Benedetto XVI non è un cambiamento da sottovalutare.

  6. Scusate se continuo a intrufolarmi ma questo è un avvenimento che mi ha abbastanza scosso e quindi.
    Lucia, e mamma di Riccardo, avete pienamente ragione a dire che Ratzinger va apprezzato perché con un gesto umano ha ammesso di non avere più le forze e ha deciso di passare il testimone a qualcuno che possa essere più adatto di lui. Il punto è che sta proprio in questo, nell’umanità del suo gesto ciò su cui bisognerebbe riflettere in una visione più ampia. I grandi cambiamenti della Storia sono fatti che, nel contingente, forse non avevano neanche troppa importanza. Non c’entra assolutamente niente, ma è l’esempio più elementare per spiegare quello che voglio dire: quando Cristoforo Colombo è salpato a bordo delle sue famose caravelle, pensava di raggiungere le Indie via mare, non pensava di essere in procinto di scoprire l’America. Quando ha toccato la costa, non gli passava neanche per la testa che quel giorno sarebbe stato il 12 ottobre 1492.
    Ratzinger dal canto suo voleva andare in pensione anche prima di essere eletto Papa; l’ipotesi avanzata da mia madre è che, dopo aver letto tutti gli insulti che gli hanno mandato su Twitter, si sia reso conto dell’umanità a cui si rivolgeva e comprensibilmente abbia deciso di lasciar pedere. Ma pensiamo a tutto quello che hanno dovuto affrontare i Papi dalle origini fino (e oltre) all’Illuminismo: guerre, massacri, violenze, torture…il Cristianesimo stesso è nato in mezzo alle persecuzioni. L’umanità è sempre stata questa, e penso che un insulto di un dodicenne su Twitter sia molto più sopportabile della violenza dilagante, per esempio, nel Medioevo.
    Sto perdendo il filo del discorso, ma quello che voglio dire è che Ratzinger può avere tutte le ragioni del mondo (e tengo a precisare che io personalmente non sono offesa, perché da quello che dico posso sembrare una bigotta sfegatata, ma non lo sono), ma nel momento in cui il Papa DECIDE di ANDARE IN PENSIONE, fare il Papa diventa un LAVORO. E il lavoro è UMANO. Zeus ha deciso che gli uomini lavorassero, e una delle cosa che abbiamo ereditato dal Medioevo è la distinzione tra laboratores, oratores e bellatores. Il lavoro con il sacro non ha niente a che fare. Nel momento in cui il Papa diventa un funzionario, non ha più senso di esistere: è il sacro a dare un senso alla figura del Papa. E il Sacro è importante, in una società. Sul sacro si è sempre fondato tutto dagli inizi della civiltà. Perché Ottaviano ha deciso di farsi soprannominare Augustus? Perché Augustus è colui che ha ricevuto un AUGURIUM dagli dei, dalla radice di augeo che significa aumentare: gli dei “aumentano” le facoltà di Augusto. Dio “aumenta” le facoltà del Papa. Siamo noi che viviamo dopo l’Illumismo che “ce ne freghiamo” del sacro. Soltanto ora possiamo pubblicare su Facebook “il Papa ha più anelli di Snoop Dogg” senza temere di essere puniti. E’ solo con l’Illuminsmo che l’umanità ha cominciato a perdere il timor davanti agli dei (che siano tanti o uno solo poco importa). Gli illuministi avrebbero voluto bruciare le chiese e maledetta la Rivoluzione francese che ha distrutto quella meraviglia che doveva essere l’abbazia di Cluny. Ma l’Illuminsmo aveva un’alternativa al Sacro: la Ragione. Che cosa abbiamo noi ora? La Apple? Steve Jobs sostituirà Cristo?
    Il Sacro è sempre stato ciò a cui i re, gli imperatori, i condottieri, i generali, tutti, si sono affidati. Il Sacro e, da un certo momento in avanti, l’istruzione. E sappiamo tutti quello che sta subendo ora in Italia, l’istruzione.
    Scusate, mi sto dilungando. Non voglio fare né la bigotta né la tragica. Pur non professandomi anticlericale, non sono credente e se sono battezzata è perché mia nonna ha supplicato mia madre quasi piangendo. Forse un po’ tragica lo sono, ma con questo discorso non volevo né che ci mettessimo a piangere e pregare né improvvisarmi professoressa Cooman.
    Voglio solo dire che il gesto di Ratzinger non è da sottovalutare: probabilmente ci si passerà sopra, probabilmente non ha tutta questa importanza e, povero Razzi, lasciamolo in pace. Ma, sta di fatto, tutto questo è avvenuto ora, dopo seicento anni che non succedeva. E’ avvenuto in un’epoca in cui, tutti ce ne accorgiamo, le cose cambiano con una velocità allarmante: se il Novecento è stato il secolo breve, non voglio pensare a che cosa sarà il Duemila. E’ in questa cornice che secondo me va inserita la scelta del Papa, scelta che potrebbe significare non solo il gesto di un vecchio ormai stanco, ma la consapevolezza del Papa stesso che il suo mandato non ha più senso di esistere.

    • Cara Silvia,
      mi permetto in un primo momento di ribattere, in maniera un po’ pignola, sue due punti che hai evocato – poi arriverò al dunque.

      Primo punto:la serendipity colombiana è un’eccezione storica, tant’è che tuttora ne parliamo. Il povero Colombo era un uomo medievale che voleva andare nelle Indie per raccogliere soldi per una nuova crociata, e alla fine gli è andata piuttosto male. E’ un caso un po’ limite, e pensare all’attuale Papa come un personaggio inconsapevole di quel che gli accade intorno può essere un po’ fuorviante. La storia non è una riproposizione costante di “Oltre il giardino”.

      Secondo punto: “Soltanto ora possiamo pubblicare su Facebook “il Papa ha più anelli di Snoop Dogg” senza temere di essere puniti”; ecco, mi limito a ricordarti che Dante nella bolgia dei simoniaci (inferno!) “scambia” Nicolò III (un Papa) per Bonifacio VIII, un altro Papa, che all’epoca in cui è ambientata la Commedia era ancora vivente. La satira verso il potere, anche quello sacralizzato, è sempre esistita, ed è sempre circolata anche presso “il grande pubblico”.

      Bene, torniamo al succo del discorso. Sì, in effetti hai ragione quando scrivi che le dimissioni del Papa rendono la sua missione un “lavoro”. Sicuramente, il suo gesto desacralizza il suo ruolo, perché elimina la distanza propria del sacer/sacro (ti invito a leggere, a questo proposito, Mircea Eliade). Il lavoro a tempo determinato fa parte di un universo che, almeno in teoria, non ha niente a che fare con la dimensione rituale del Cattolicesimo.

      Ti invito comunque a non farti trascinare da facili pessimismi. Non perché sono convinto che tutto ciò avrà risvolti positivi, anzi, non ho assolutamente idea di quel che succederà! Ma la Chiesa Cattolica è, volente o nolente, all’interno del grande flusso della Storia; la figura stessa del Papa ha rischiato, nel corso dei secoli, di essere più volte compromessa: Papi avvelenati, incarcerati, detronizzati, militarizzati, ecc…questo ha modificato il ruolo del Pontefice, e la convinzione che i Papi della prima cristianità fossero uguali ai Papi contemporanei…beh, lascia il tempo che trova. Senza andare troppo lontano, prova a pensare alla differenza dell’idea di Papa Re prima e dopo il Risorgimento!
      Ecco, il fatto che nel nostro immaginario la figura del Papa sia immobile e immutabile non corrisponde alla realtà storica. Le dimissioni di Ratzinger sono la dimostrazione lampante che la Chiesa è tutto meno che un’istituzione fuori dal tempo. Certo, è un cambiamento ENORME, ma non ci deve stupire il cambiamento in quanto tale. Gridare all’apocalisse è forse segno di una mancanza di attenzione nei confronti della Storia che, come diceva Gramsci, è una maestra senza allievi.

      • Solo per vincere nella gara a chi è più pignolo, puntualizzo:
        1: con l’esempio d Colombo, non mi riferisco al Papa come un personaggio inconsapevole di quello che gli accade intorno. Mi riferisco a noi. E’ un modo banale per dire che i paletti della storia nella loro contemporaneità non sono stati sempre visti come li vediamo noi ora, e probabilmente, e dico probabilmente perché anch’io non so che cosa succederà, in un futuro non del tutto prossimo il 28 febbraio 2013 potrebbe essere scelta come data per segnare un cambiamento. Non lo so, ripeto, ma la considero una possibilità.
        2: su questo sono d’accordo con te, ma preciso anche questo punto: Dante fa satira contro papi che, dato che siamo in tema di monarchia, hanno “governato male”, non se la prende con la figura del Papa, se la prende con questo e quel Papa. Quanti amici hai che bestemmiano e la maggior parte delle volte non sono rimproverati da nessuno? Insomma, l’atteggiamento nei confronti della religione è cambiato, e non mi sembra di dovere insistere su questo punto.

        Ecco, per il resto sono d’accordo, ma c’è un’ultima cosa che non mi convince: è vero che la Chiesa ha avuto momenti di grande difficoltà, e che il Papa non è sempre stato un santo, è verissimo e tutto questo l’avevo presente anche prima. Ma, e qui scatta la mia ignoranza perché quello che dico è il frutto di un’impressione generale, ma sono argomenti che ancora non ho studiato, ma nella maggior parte dei casi gli attacchi alla Chiesa o al Papa sono stati esterni. Ora è il Papa stesso a scegliere di cambiare, scusa se ti cito, la regola. E non per motivi religiosi: qualcuno per esempio potrebbe obiettare che era il Papa stesso a indire le Crociate, desacralizzando ai nostri occhi la sua figura, ma erano guerre in nome di Dio. Ora il Papa sceglie di cambiare la regola perché l’Uomo è stanco, e so che mi ripeto ma è questo che per me è fondamentale: nella scelta del Papa ora non c’è Dio, c’è l’uomo, e nel momento in cui la guida spirituale dell’umanità ammette pubblicamente che Dio non gli dà più la forza per andare avanti…non lo so, non grido all’Apocalisse ma secondo me qualcosa sta cominciando seriamente a vacillare.

        Insomma, è tutto tremendamente pirandelliano.

  7. Io la vedo in positivo. Siamo alla fine. Non ci sarà che un nuovo inzio do ve si ridefinirranno i ruoli. Sarà interessante e divertente e ogniuno avrà ciò per cui vorrà combattere.

    Avevo provato a lasciare un commento, ma il buon internet ha perso il salvataggio. Era completamente diverso e arrabbiato.
    Questo è comunque vero e mi piace di più.

  8. Bel post. Condivido i contenuti ed anche io sostengo che si tratta di una vera e propria rivoluzione! Sono anche convinto che Ratzinger sia pienamente consapevole del suo gesto fin nei minimi dettagli e che proprio per questo lo abbia compiuto. Il peso della responsabilità in questo caso è enorme così come credo che sarà lungo il periodo di interregno verso un nuovo Dio. Mi auguro che il nuovo Dio sia madre e padre. Da non praticante posso solo dire grazie e… “pregare per lui”

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