Camorra/Europe/Italia/Reportage

Nuova Cronaca Organizzata (2) – Sistema Italia

di Lorenzo Scalchi

Il riscatto sociale è soprattutto individuale. Ogni forma di reazione parte da una storia di vita. Ogni storia di denuncia deriva dalla constatazione che il proprio futuro è a rischio. Ma non sempre si può denunciare. A Casale, ma anche a Milano e al Nord, non sempre si può denunciare.

“La disoccupazione a Casal di Principe è al 70%”. Questo è il dato fornitomi da M.M., imprenditore edile ormai senza lavoro da 5 anni. Forse non è statisticamente provato, ma è un dato che si percepisce alla luce del sole. Alle 10.30, infatti, i bar si riempiono di uomini. Ci sono fiumi di caffè. Le edicole distribuiscono giornali e le tabaccherie vendono due pacchetti di sigarette per ogni cliente. Qualcuno spende per tentare la lotteria. In molti spendono per tentare la lotteria. Schiere di persone di mezz’età appostate sui muretti della strada con le gambe a penzoloni e le mani in tasca. Ma soprattutto: i ragazzi…tanti ragazzi che a 20 anni o poco più già si ritrovano disoccupati. Sono queste le prove della disoccupazione, altro che statistiche.

toni-servillo-in-una-scena-del-film-gomorraL’emergenza sociale è denunciata anche nell’ultimo dossier economico pubblicato dai Ministeri del Lavoro e delle Politiche Sociali. Secondo questo studio, il 59% delle aziende campane non è in regola: lavoro nero, evasione, licenze irregolari. Il dato allarmante riguarda in primis le imprese edili, principali prede di uno “Stato parallelo” costituito dai clan e dalla pubblica amministrazione corrotta. Non solo la camorra, ma anche piccoli e medi imprenditori, ormai, cercano contatti collusivi tra le file delle amministrazioni locali, per assicurarsi il perseguimento di obiettivi economici e di spazi in cui lavorare. Lo “spazio economico” in questione si chiama appalto. “Vi porto 50 voti se mi fate lavorare”. La camorra non sempre fa da mediatrice perché l’imprenditore tratta direttamente con i consiglieri comunali. Secondo un’indagine dei servizi segreti italiani, pubblicata nel rapporto AINSI 2012 “l’accentuata mobilità territoriale dei sodalizi consente ai clan di inserirsi agevolmente in circuiti collusivi in grado di soffocare l’imprenditoria sana, anche attraverso l’aggiramento delle normative antimafia sugli appalti”.

Il riscatto è l’esperienza di chi non sceglie questa strada. Ci sono piccoli e medi imprenditori, in attività o in disoccupazione, che resistono e cercano di arrangiarsi anche con piccoli lavori quotidiani improvvisati giorno per giorno. Ieri incontro M.M., ex imprenditore edile, 40 anni. Davanti ad un caffè mi spiega: “ci sono due strade alternative al sistema corrotto. La prima consiste nel mettere la propria impresa o il proprio esercizio nell’illegalità e nell’economia sommersa: lavoro nero, mancanza di licenze, stipendi non pagati, orario di lavoro al di fuori da ogni limite di legge. Questa strada è semplice, immediatamente percorribile e non è pericolosa come la collusione. Ma i controlli si sono intensificati. 20 anni fa, per esempio, le persone potevano costruirsi la propria casa abusivamente. I Comuni ce lo permettevano. L’assenza di piani regolatori ce lo permetteva. I condoni ce lo permettevano. ruspaOra no, perché oggi vengono con le ruspe e ci distruggono le case. La seconda strada, invece, è quella di chi, come me, cerca di resistere per non perdere quel briciolo di dignità che mi è rimasta dopo la perdita del lavoro. Per me resistere significa risparmiare: mettendo da parte 50.000 euro posso aprirmi un piccolo esercizio in paese, e sperare in un futuro”. Mentre prendo appunti mi accorgo che M.M. non mi parla di sogni né di più semplici speranze, ma mi racconta della determinazione necessaria per rimanere fuori dall’influenza delle alternative criminali. “Fare affari con i clan è facile, e te lo vengono a chiedere loro. Ma se venissero a chiedermi di pagare…grazie e arrivederci, io non pago. Non pago ma chiudo il negozio, preferisco morire di fame”. Gli chiedo perché non si trasferisce altrove. “Sai cos’è? E’ che a Casale di solito non vengono ad estorcere denaro ai piccoli commercianti, e questo perché nel centro del loro potere i clan vogliono che ci sia ordine e poco disagio. Queste cose le fanno fuori, nei paesi delle province di Caserta e di Napoli”.

Assieme a M.M. entro anch’io nel suo bar di fiducia, e mi ritrovo tra una decina di ex imprenditori attorno al tavolo da gioco. “Siamo esclusi dal mercato perché non abbiamo più vinto gare d’appalto. Neppure quelle di minor importanza. Non c’è più offerta di lavoro perché le gare sono tutte truccate e se non fai parte del sistema non entri nella lista degli assegnatari” mi confida M.M. Gli chiedo a che ne pensa dell’associazionismo antiracket, dei sindacati e dell’opportunità di denunciare. “Non abbiamo né il tempo né la voglia di mobilitarci. Dobbiamo pensare a portare a casa qualche soldo. E poi, chi ci garantisce la fiducia? Sai qual e la cosa che ci fa più male? L’idea che non è la camorra ad essere il principale problema, ma lo Stato parallelo e corrotto: le amministrazioni locali sono tutte a servizio di interessi privati. A chi, quindi dobbiamo dare fiducia? Nessuno ce la può garantire e quindi ogni forma di protesta non ha senso perché sarebbe una richiesta di aiuto al nostro principale nemico. Siamo dunque disorientati. Pensavamo che l’alternativa alla criminalità fosse lo Stato, il diritto la legge. Non ci crediamo più”.
italiachepiange

Così funziona il Sistema Casal di Principe, questi i principali meccanismi. Allora qual è la soluzione? Andarsene via, magari al Nord? E’ proprio qui, a Casale, che conviene rimanere perché “l’Italia intera è Casale, Casale non è l’epicentro della crisi. Vai a fare le domande a Milano, a Modena, a Roma. Vai al Nord! E capirai allora perché io non vado via. Io resto a Casale, anche se questo posto mi deprime. Ma fuori non c’è futuro. Il sistema Casale si chiama, in realtà, Sistema Italia.

Ringrazio tutti e me ne vado. C’è A. che mi riporta a casa. Mi chiede se stasera guarderò la partita del Milan contro il Barcellona. Gli rispondo di no. Gli chiedo “Perché? Tu sei per caso milanista?” A. mi risponde: “No, ma è una squadra italiana, anche questo è Sistema Italia.”

 

NCO – PUNTATA 1

NCO – PUNTATA 3

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4 thoughts on “Nuova Cronaca Organizzata (2) – Sistema Italia

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