Camorra/Europe/Italia/Reportage

Nuova Cronaca Organizzata (3) – L’inizio della fine: con lo Stato si muore.

di Lorenzo Scalchi

Una storia politicamente scorretta di un paese politicamente scorretto. Vi presento Villaggio Coppola.

Questa è una storia che va raccontata al contrario.Si deve partire dalla fine della favola e fare qualche passo indietro. Questa inversione di marcia sarà narrata in due puntate. Perché, per capire con precisione i meccanismi che descrivono alcune delle più coraggiose esperienze imprenditoriali, serve comprendere il contesto, il punto di partenza di tante piccole avventure d’impresa, che sono private. Non hanno niente di pubblico. Lo Stato in questi territori non riesce a costruire e lascia gli spazi in usufrutto alla libera fantasia di sogni privati.

Passiamo allora un weekend a Pinetamare, sul litorale tirrenico accanto alla strada Domitiana. Partire da qui, da Castel Volturno in provincia di Caserta, significa passare dal 2013 agli anni Sessanta. Non si può non partire dal Villaggio Coppola, e, in particolare, dal più orribile dei suoi quartieri: Parco Saraceno. Eccovi lo spaccato.

2Parco Saraceno è un cumulo di fantasmi perché se ci entri non vedi altro che cose brutte. Per esempio, i fantasmi di quegli abitanti e di quelle case ora disabitate. E’ il regno di re Abusivismo Primo, Ultimo, Estremo, di cui gli abitanti più fedeli, oltre ai fantasmi dei più bei ricordi di un tempo, sono italiani sommersi dallo spaccio, dal debito e dall’usura della povertà. Tra questi uomini bianchi, che secondo gli abitanti del posto sono originari dei quartieri napoletani di Secondigliano e Scampia, ci sono anche gli uomini neri, africani di un’Africa che forse non ricorderebbero più se non fosse per la brutta fama di questo pezzo di cemento chiamato da tutti come se non fosse Europa. Si chiama “Terzo Mondo”. E Francesco, gestore dell’Hotel Vittoria di Castel Volturno, entra con l’auto all’interno: “Qui nessuno avrebbe il coraggio di entrare, ora vedrai”. Mi si gelano le gambe.

Parco Saraceno ha una storia triste, legata indissolubilmente a quella di Villaggio Coppola. L’opera di Vincenzo Coppola è un centro turistico balneare creato negli anni Sessanta con tonnellate e tonnellate di cemento. Un investimento edilizio titanico, senza eguali. Neppure il Titanic è così titanico. Ma con il transatlantico ha una storia in comune, una storia fatta di ricordi, di immagini fosche dei bei tempi di un tempo, di splendori e di vacanze da sogno che si coronano si molte ricchezze. Villaggio Coppola, infatti, avrebbe dovuto coincidere con l’abbondanza e con lo svago. A portata di tutti. Negli anni Sessanta mezza Italia era ancora al medioevo. L’altra metà viveva il boom economico. In questo angusto lembo di terra, quale è il territorio di Castel Volturno, la famiglia Coppola costruì il Terzo Millennio.

D. M., esercente proprietario di un bar sul lungomare del Villaggio è una valanga di ricordi: “Vivo qui da 30 anni. Ti dico solo questo: quello che hai visto tu, Parco Saraceno, un tempo era il luogo più sicuro del pianeta. Era il residence di alcuni reparti delle forze armate americane. Hai visto com’è? Squadrato, come un accampamento romano. Uscivi di casa e non poteva succederti niente: polizia americana a destra, polizia italiana a sinistra. Mi ricordo ancora, quella mia infanzia italo-americana. Il basket, il gusto del burro d’arachidi, il cinema americano riempivano le nostre giornate di gente umile. Mio padre faticava molto, lavorava fino alle 2 di notte col suo bar. Ma c’era lavoro, tanto tanto lavoro! Poi la videoteca, il campetto da baseball, quello di tennis, quello di football! Ho anche immagini di maestre con venti bambini in fila, un’altra maestra con venti bambini in fila. Poi i pub, cinque o sei a scelta, dove andare la sera? Io sono vissuto in questo paradiso, fino a che qualcosa è cambiato”.

L’origine del cambiamento va cercato nella leggenda: Coppola avrebbe fotocopiato la licenza che serviva per la costruzione di una casa e l’aveva riprodotta per costruire l’intero villaggio. Il Villaggio è quasi totalmente abusivo, con il beneplacito delle amministrazioni locali: la licenza usata per una casa ha costruito una città. Fuori regola, fuorilegge. Non ci doveva esistere. Eppure tutti l’hanno usata e riutilizzata. Tutti hanno sfruttato il suo benessere, la voglia di andare avanti con i pensieri, verso un futuro proiettato sul presente attraverso parchi acquatici, Grand Hotel, sale giochi e giostre così belle che ti facevano venire il capogiro.

3E il capogiro l’hanno fatto venire pure a chi non doveva, almeno per principio, contribuire a quel mondo. La cosa più strana è che si connota tutto questo scempio delle regole come aspetto tipico della realtà meridionale. Ma a Roma nessuno sapeva? Nessuno sapeva che ex-ministri avevano la casa a Villaggio Coppola, che la caserma dei Carabinieri aveva un comando proprio su quel litorale, che c’erano scuole abusive, parcheggi abusivi, e migliaia di appartamenti per americani abusivi (evviva l’abuso dell’aggettivo abusivo!) . Lo sapeva, dunque, il governo degli Stati Uniti, i ranghi più alti del nostro Stato maggiore della difesa. “Lo sapevano tutti e ci hanno marciato sulle leggende di Coppola, targandole, come si fa ancora oggi, come esempio di mala amministrazione del Sud”.

Ma questo è l’inizio della storia. Perché, quasi per volere divino, vede partire i suoi salvatori. I soldati americani non torneranno mai più, e con loro se ne andranno tante sicurezze, tra cui quella dell’immortalità del Terzo Millennio. Ma in quell’inizio degli anni ottanta il 2000 è ancora tanto lontano. Si torna alla realtà del “vero”, a quella realtà che è di quel territorio, tanto amato quanto dannato. Nel 1978 il bradisismo di Pozzuoli, nel 1980 il terremoto dell’Irpinia e nel 1983 un secondo bradisismo portano all’interno del Villaggio migliaia di profughi.

Il mito si comincia a sfatare. Ed il periodo è fertile per capire che cos’è veramente Villaggio Coppola. Le case degli autoctoni si liberano gradualmente. L’immensità dei palazzi e l’estensione dell’area alimentano la percezione che si sta perdendo il controllo e non si sta investendo sui servizi per gli abitanti. L’esodo ha inizio e molte case si liberano. Si vendono, si vorrebbero vendere. Si svendono. Rimangono vuote.

1Quindi l’arrivo della magistratura. Di Donato Ceglie, magistrato di grande prestigio che comincia a mettere tutto in discussione: singoli marciapiedi, piccole case…dov’è la licenza? Bar, ristoranti, lidi, stazioni balneari…dove sono le licenze? Parchi acquatici, esercizi medio – piccoli…che cos’è la camorra? Dove sono i timbri comunali?

Re Abusivo è nudo, ma tagliandogli la testa, la ghigliottina della legge sradica quelle vene e quelle arterie che hanno pompato per tanto tempo soldi al Dio del Lusso.

Lo Stato interviene pesantemente. Tutto è sotto sequestro: l’intero Villaggio. Alle persone che per comprare una casa su quel paradiso di litorale campano avevano speso centinaia di milioni si dice: “La tua proprietà sarà prima sequestrata e poi rasa al suolo”. Ecco il paradosso.

Il fatto che più mi spinge a riflettere è proprio questo: che con l’abusivismo tutto funzionava, dicono. Alla grande! Con l’ordine pubblico garantito da qualche guappo tutto funzionava, dicono. Alla grande (magari con qualche morto ammazzato)! Con la camorra tutto funzionava, dicono, alcuni. Sì in molti lo dicono ancora. Alla grande! Con lo Stato si muore perché da quando lo Stato subentra la magia del bello finisce. Perché non funziona più niente, non c’è più produttività. E quindi si perde fiducia nel Pubblico.

Ma a Castel Volturno c’è qualcuno che può fermare le ruspe demolitrici. Piccoli spazi possono essere recuperati e restituiti all’uso normale della collettività con molta pazienza e molta fatica. Non c’è più, infatti, l’era del deux ex machina che costruisce una città intera. Ci sono tanti piccoli uomini e tante piccole donne che con il loro lavoro e il loro risparmio stanno restaurando pezzi di abusivismo con tanto di contratto di licenza.

 

NCO – PUNTATA 1

NCO – PUNTATA 2

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