America/Canada/People

Toronto Dromomania – camminando al centro del mondo

(english)

di Francesco Tassi

dromamania: f., un incontrollabile impulso o desiderio di vagabondare o viaggiare.

E’ la mia seconda domenica a Toronto. Oggi non avevo nulla di importante da fare, eccetto il bucato, così ho deciso di fare una passeggiata nei dintorni. E’ una giornata stranamente calda, un solare regalo da parte dell’imprevedibile cielo canadese. Solitamente io non ho una destinazione, ma solo una direzione. Anche oggi è così: vado verso Ovest, seguendo l’irraggiungibile orizzonte di Bloor West Street, al confine con Down Town. Non mi importa mai sul serio dove vado, perché anche il più insignificante mattone di questa città è parte dell’Ignoto. Ogni cosa è ancora inesplorata. La misteriosa Toronto assume facilmente forme e significato ovunque il mio passo mi porta; attraverso le luci della strada, le stazioni del metrò, il mercato, lungo una ininterrotta fila di negozi etnici.

Mentre continuo a camminare per Bloor West Street, rimango a un certo punto interdetto: “Cosi questo è realmente il DSC05032Canada?”. Una linea interminabile di negozi, tutti in fila come note su un pentagramma: KFC, Mc Donald, Subway, Tim Horton, Metro, Secund Cup, Thimoty’s; al posto delle note in scala anglosassone: C,D,E,F,G,A,B!

La mia prima impressione è che il Canada sia un campo da gioco costruito apposta per i consumatori: puoi avere qualsiasi cosa, almeno finché te la puoi permettere. Ma questo non è il Canada, questa è Toronto. Anche se mi trovo nella più grande città canadese, sento che potrei essere in qualunque altro luogo, in un’epoca futura in cui sono stato misteriosamente teletrasportato (o piuttosto trasportato dopo un volo di 15 ore con tre differenti cambi).

 Mi sembra di essere realmente al centro del mondo. Cammino da solo e, al tempo stesso, sto camminando insieme a tutte le persone del pianeta, ognuna diversa dall’altra.

 Ho un piacere segreto nel guardarle camminare sulla strada e farmi domande sulla loro vita, mentre continuo a procedere non notato tra la folla. Mi dico: “Cosi le persone dalla Birmania hanno questo aspetto…Oh, guarda, un albino africano! E quella coppia: un nero e una donna aborigena che camminano insieme…se avranno un figlio, quale sarà la sua cittadinanza? Quello è un monaco buddhista, con un rastafariano e un queer (un “lui”? una “lei”? Entrambi?)…Dove vanno tutti insieme? Sono quasi le 5, e siamo in una colonia britannica: forse è l’ora del tè al villaggio gay, e dopotutto ci troviamo sul dominio d’oltreoceano di Elisabetta II!”

 Con un solo sguardo posso afferrare volti che appartengono a mondi che io ho sempre collocato a una distanza incolmabile gli uni dagli altri. Estonia, Hong Kong, Jamaica, Portogallo, Corea, Etiopia, Birmania, Bulgaria, Italia, Cina, Brasile, Singapore: incontro tutti questi paesi nei visi dei passanti di fronte e dietro di me. Quanti altre paesi incontrerei se potessi ruotare gli occhi intorno a me? Tuttora, non posso indovinare l’etnia della maggioranza dei canadesi che incontro per la via. . Questa è la folle città post-razziale! Qui la diversità è benvenuta, e le cultura si incontrano, si ibridano e moltiplicano giorno per giorno, senza sosta.

 A Toronto, una delle più multiculturali città del mondo, gran parte della popolazione ha identità mista, in quanto immigrata di recente: “Italo-canadesi”, Caraibico-canadesi”…la lista sarebbe troppo lunga per includere tutti i 165 paesi che sono rappresentati qui. Sembra che ognuno qui sia metà qualcosa – e metà qualcos’altro.

DSC04994

 “Hamburger identities”, questa è la miglior definizione che un saggio amico mi ha suggerito per chiamare quelle persone che si sentono allo stesso tempo parte di due paesi e di nessuno. Così, io mi chiedo, come può ognuno essere Canadese e altro al tempo stesso? Questa è la domanda a cui cercherò risposta nei prossimi mesi della mia permanenza in Canada.

 Anche se mi trovo  nella capitale multiculturale del Pianeta, personalmente mi sento solo come un altro dei molti migranti italiani arrivati qui dalla Sicilia e dalla Calabria all’inizio del XX secolo. Io non posso entrare veramente in sintonia con questa città, che è troppo grande, troppo ricca, troppo tutto.

L’ampio, multi prospettico orizzonte mentale aperto dalla mia istruzione da aAntropologo, si scontra con il ristretto retroterra della mia città provinciale. Toronto non è Taranto, per me è solo un’altra città futuristica uscita da un film di Hollywood e sono solo un modenese che preferirà sempre andare in bicicletta piuttosto che in bus. Riuscirò mai a sentirmi parte di questa metropoli?

DSC04991Non posso farmi prendere dai dubbi, al momento, così continuo a camminare. Voglio arrivare a conoscere la grandezza del Nord America, camminando piuttosto di fare qualsiasi altra cosa utile. Come un Forrest Gump italiano, precipitato in un mondo alieno, mi farò strada attraverso ogni centimetro di asfalto, ogni casual bar, ogni barbiere, ogni forno, ogni negozio vintage.

 Mentre cammino, tutti questi frammenti danzano con me e ogni segnale urbano, ogni incrocio, indica la Totalità in cui tutte queste cose sono immerse, Una Totalità a cui sto lentamente prendendo parte, passo dopo passo.

 Questa domenica pomeriggio sento per la prima volta la presenza del Mondo intorno a me. E’ qui e sta camminando con me, proprio lungo Bloor West Street. Il mio piacere cresce con i miei passi. Non mi fermerò mai, non riposerò mai, continuerò solo a camminare finche ogni cosa apparirà familiare come appariva nella mia vecchia città.

Non mi interessa se alcuni mi dicono che io chiamo piacere quella che è invece una mania. Mi piace il suono del suo nome: dromomania.

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One thought on “Toronto Dromomania – camminando al centro del mondo

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