Comics/Europe/UK

Thank you, Maggie

 di Riccardo Vergnani

Remember, remember the Fifth of November/The Gunpowder Treason and Plot/I see of no reason/Why Gunpowder Treason/Should ever be forgot!

In Inghilterra il 5 novembre, giorno della Congiura della Polveri, è festa. I bambini non vanno a scuola, i genitori preparano i cibi tradizionali e alla sera si assiste tutti assieme al falò in cui vengono bruciati i manichini di Guy Fawkes, l’uomo nero della monarchia britannica – il ribelle cattolico che, il 5 novembre del 1605, cercò di uccidere il re Giacomo I piazzando dei barili carichi di polvere da sparo nei sotterranei di Westminster.

Per secoli Guy Fawkes è stato un personaggio negativo, la cui effige veniva bruciata con gioia dalla famiglie inglesi riunite per festeggiare l’ordine e la tradizione.

Poi arrivò Margareth Thatcher.

Nel 1982, dopo 3 anni dall’insediamento in Parlamento della Lady di ferro, la disoccupazione era ai massimi storici. I sindacati cominciavano ad agitarsi, mentre la Thatcher sembrava irrigidirsi in istanze sempre più conservatrici. In questo clima, due giovani (ma già piuttosto affermati) fumettisti inglesi decisero di riesumare la figura di Guy Fawkes, trasportandolo in un Inghilterra del futuro distopica e fascista per trasformarlo in un eroe della lotta contro la tirannia. Nel 1982, il disegnatore David Llyod e lo sceneggiatore Alan Moore davano vita a V for Vendetta.

V-FOR-VENDETTAV, la cui maschera ghignante rimanda al volto di Fawkes, è l’anti-Thatcher. V sfida l’ordine costituito, combatte un regime autoritario che si fonda su valori cosiddetti “tradizionali”, è il paladino delle minoranze oppresse e delle cause perse. Per bocca degli stessi autori, V è la risposta artistica (e anarchica) a un governo dalle pericolose tendenze reazionarie.

Di una cosa quindi dobbiamo essere sicuramente grati a Margaret Thatcher: senza di lei, non avremmo mai avuto quel capolavoro mondiale della letteratura a fumetti che è V for Vendetta.

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