America/Viaggio

Il ritmo dell’anima: impressioni calde della Chapada del Brasile

di Alessia Cristofanilli
2012-07-28 13.58.35

I raggi di sole che battono sulla tenda mi fanno da sveglia, c’è un filo di luce che filtra attraverso un foro della tenda e va dritto dritto sul mio zigomo sinistro, si sente il suono caldo di percussioni di cui non riesco a decifrare la provenienza. Rimango sdraiata a fissare il tessuto verde sopra di me, non ho idea di che ora sia, so che fa davvero caldo qui dentro…qui dentro..sì, nella tenda, ma questa tenda potrebbe essere piantata in qualsiasi parte del mondo..un suolo sotto il sedere e un cielo sopra la testa, che altro serve per piantare una tenda? Nonostante abbia le gambe pesanti, mi avvolge una sensazione di leggerezza. Mi do il tempo di godermi questo attimo di confusione, ho sete, in bocca percepisco un sapore dolciastro di amarena o ciliegia, qualcosa che ieri sera doveva essere delizioso, ma che ora smorzerei volentieri con con bicchier d’acqua..Acqua? Il mio corpo mi dice che ieri l’acqua mi ha avvolto e cullato, da qualche parte. Ora ci sono,  forse sono al mare, sono in campeggio con i miei amici…ma. un attimo.. si sentono delle voci che provengono da fuori la tenda, qualcuno parla una lingua dai suoni dolci e musicali che però non riesco a comprendere.

Good Morning!” Questa voce peròproviene dalla tenda,

Rispondo meccanicamente “Good morning Irene? How did u sleep?”

Ed ora che succede perchè parlo in inglese? Mi metto seduta e faccio per aprire la zip che divide il microcosmo dei miei pensieri dalla realtà, una sensazione di confusa leggerezza guida i miei movimenti, quel momento sapeva di buono come lo zucchero filato, sulle giostre che girano, quando si è bambini, quando tutto gira intorno a te, non sai dove sei ne perchè sei lì, ma sai che ti piace! Come il telo bianco che scorre lungo la cornice di un quadro rimasto coperto fino ad allora cade giù, il lembo di tessuto della tenda si adagia a terra, mostrandomi  un’opera variopinta, dai colori sgargianti dallo sfondo bucolico che, improvvisamente, rende tutto più chiaro. Gli hippies sono ancora tutti svegli e vagabondano per il camping, alcuni cucinano qualcosa con un odore molto forte, altri dormono appoggiati agli alberi, a guardarli capisco di non essere l’unica ad essere confusa in quel posto.

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Il camping si trova al centro della Chapada dos Veadeiros, una riserva naturale al centro dello stato di Goias, al centro del Brasile. Il suono deidjembe mi dice che la festa di ieri sera non è ancora finita.  Io, Aline (la ragazza brasiliana che mi ospita) e Irena (la mia collega polacca, con la quale parlo in inglese) siamo partite da Goiania ieri mattina, e dopo sei ore di viaggio attraverso i paesaggi dai colori aridi delle cerrado Brasiliano, siamo giunte ad Alto Paraiso, un piccolo villaggio, dove si fa tappa prima di avventurarsi per le strade impervie che portano alla chapada, è l’ultimo respiro nel mondo reale  prima di immergersi in un pianeta sospeso tra il cielo e la terra. Una lunga strada polverosa piena di curve e di dossi ci ha condotto alla Chapada, ora, è difficile descrivere l’atmosfera in cui ci siamo ritrovate appena arrivate al villaggio, come colori sparsi su una tavolozza, farò un elenco disordinato di parole:colori, piedi nudi, terra rossa, polvere, facce disegnate, bambini che corrono,colori, tamburelli impazziti, amache, alberi, tende, colori, chitarre malinconiche, donne senza trucco, dipinti, raggi di sole schietti, giocoleria, gambe incrociate, mani sporche, calore, fiori, colori, aquiloni, sorrisi, equilibristi, tamburi, voci che cantano, gambe che ballano, anime, colori, dreads, gonne lunghe. Il villaggio è un insieme di casupole, di pausade (una sorta di bed and breakfast) e di campeggi, contornato da natura a perdita d’occhio, imponenti montagne in lontananza, boschi, campi sterminati.

Abbiamo percorso, la via centrale del villaggio, c’erano bancarelle che vendevano oggetti di artigianato, piccole costruzioni colorate ci circondano, ornate di quadri dai colori accesi, amache e fiori. Era l’ora di pranzo e gli abitanti della chapada erano riuniti nei bar e localetti e cantavano e ballavano  e suonavano, quando ci vedono passare e ci chiamano, con le mani che battono su tamburelli e bonghi e dita che accarezzano corde di chitarre e bocche che sfiorano flauti, ci guardano, e ci invitano a prendere parte alle loro feste improvvisate. Una ragazza ci spiega che quella che suonano è una musica senza senso, è improvvisata,  perchè è la musica dell’anima. Il primo giorno è passato, solo nel realizzare che nel mondo esiste un posto così, abitato da persone così.In questi giorni la chapada ospita un festival di culture tradizionali “Encontro de Culturas” culture  popolari da tutto il brasile, si incontrano ogni anno qui a fine luglio permostrare e condividere le loro tradizioni. Abbiamo assistito ad una lezione di capoeira, abbiamo visto donne che si dipingevano il viso come la loro tradizione vuole, abbiamo fatto il bagno in un ruscello sotto l’ombra di alberi dalle grandi foglie,  abbiamo mangiato açai e bevuto Ipioca. Abbiamo ballato in un enorme cerchio che si teneva per mano, prima di andare a dormire, mi sono fermata  a comprare una bottiglietta d’acqua, “vocè tem una agua sem gas?” (Hai una bottiglia d’acqua naturale?) chiedo con il mio portoghese ancora tremolante “Se não a tivesse eu iria a pegar na fonte, para isso sorriso” (Se non l’avessi, l’andrei a prendere alla sorgente, per quel sorriso). Dopo aver rimesso tutti i pezzi al proprio posto, sono pronta per l’escursione al centro della Chapada. Un sentiero di sei kilomentri attraverso l’arido cerrado, tanto caldo e tanta sete, ma arrivati alla meta gli sforzi sono stati ricompensati, un paradiso per gli occhi, cascate, sorgenti, rocce, piante di tutti i tipi contornavano una serie di piscine naturali, dentro le quali ci abbandoniamo a una nuotata rilassante. Sono già le 6 quando torniamo al villaggio e dopo una doccia siamo già pronte per la serata di chiusura del festival.

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Con le gambe pesanti gli occhi arrossati dal sole, e la malinconia tipica delle ultime sere ci dirigiamo verso la zona centrale del villaggio, musica cilena proviene dal palco, è impossibile stare fermi a guardare, decidiamo di immergerci il quel vortice danzante, si balla senza una regola, trasportati dal ritmo caldo e avvolgente della chitarra acustica e delle percussioni, si balla tutti insieme, si balla sorridendo, si balla senza trucco e senza tacchi, si balla con i maglioni lunghi, con le fasce in testa, e con i capelli raccolti, si balla in ciabatte o a piedi nudi. Mentre guardo le facce sudate e sorridenti degli altri, mi sento al centro, al centro del mio mondo, mi sento grata , sì, grata della terra rossa che mi sporca la piante dei piedi e di quel grande cielo stellato sopra di me, io avvolta in un maglione bianco, e un sorriso aperto sulla faccia a ballare la musica dell’anima.

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