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Sweetie: per fermare i pedofili online basta una bambina

di Rossella Sala

 

Parte I – Il turismo sessuale infantile via webcam: cos’è e come nasce

Maria, 13 anni, è cresciuta in uno slum alla periferia di Cebu City, una delle principali città portuali delle Filippine. Dopo la malattia che ha costretto suo padre a smettere di lavorare e che ha segnato l’inizio della sua dipendenza dal gioco d’azzardo, le risorse già misere della sua famiglia si sono praticamente azzerate. È stato grazie ai suggerimenti di una vicina che sua madre ha deciso di provare a guadagnare qualcosa grazie agli show erotici via webcam. Ma le sono bastati pochi giorni per capire che i frequentatori occidentali delle chat erotiche non erano interessati alle donne adulte: quello che volevano era vedere sua figlia.

Maria, allora undicenne, è stata messa davanti alla telecamera con l’ordine di obbedire alle richieste degli uomini che le parlavano dall’altra parte dello schermo. La prima volta che ha dovuto spogliarsi e aprire le gambe davanti a un cliente, racconta, non ce l’ha fatta ed è scoppiata a piangere. Sono state le parole di sua madre (“Sono dall’altra parte del mondo, non possono toccarti. Vuoi o no avere da mangiare domani?”) a convincerla a continuare. Quando, due anni dopo, la polizia ha fatto irruzione a casa sua e ha arrestato I suoi genitori, Maria era ormai arrivata a fare fino a tre performance via webcam ogni notte. Le richieste dei suoi “clienti” andavano dal mostrarsi nuda e ballare davanti alla videocamera, fino a masturbarsi e a prendere parte ad atti sessuali insieme ai suoi fratelli e cugini.

Oggi Maria è ospite in uno dei centri di accoglienza per vittime della prostituzione minorile gestiti dalla ONG Terre des Hommes nelle Filippine; insieme a lei vivono decine di bambini e adolescenti con una storia simile alla sua. Costretti a vendere il proprio corpo dalla famiglia, dalla povertà o da trafficanti senza scrupoli, tutti loro conoscono bene il fenomeno del turismo sessuale via webcam, una forma di sfruttamento che ha recentemente preso piede nel sud-est asiatico e le cui caratteristiche sono ancora quasi sconosciute nei Paesi occidentali.

I primi dati sul webcam child sex tourism (WCST) risalgono al 2011, anno in cui una corte filippina pronuncia la prima condanna per abuso sessuale di minori tramite l’utilizzo di tecnologie informatiche. Nato nelle “zone calde” della prostituzione minorile, il WCST è una forma particolarmente strisciante di sfruttamento sessuale: bambini e adolescenti sono messi in contatto via internet con adulti disposti a offrire denaro o altre ricompense per poter vedere e dirigere a distanza prestazioni sessuali, che vengono riprese via webcam e trasmesse in streaming.

La crescente popolarità del fenomeno è dovuta ai suoi bassissimi costi e all’anonimato che assicura: rispetto alla pedopornografia classica, il WCST presenta infatti il vantaggio di non lasciare tracce sui dispositivi informatici (le performance avvengono in streaming, senza che nessun file venga archiviato sul computer). A differenza del turismo sessuale tradizionale, non richiede spostamenti fisici né l’impiego di grandi risorse economiche. Il prezzo di uno “show” può variare dai 10 ai 50 dollari, a seconda della durata e dell’età della vittima (più questa è giovane, più alta sarà la somma da pagare): per abusare di un bambino bastano un computer, una webcam ed una connessione ad internet.

Oltre che per i pedofili, il turismo sessuale online è conveniente anche per chi dallo sfruttamento trae vantaggio economico. Trafficanti e famiglie possono, con un minimo investimento, acquistare un computer e una connessione a internet per contattare i clienti; se il denaro manca, spesso ricorrono ad usurai locali che sono ben consapevoli delle attività per cui i prestiti verranno utilizzati. Quando lo sfruttamento assume le forme di un business su larga scala, bambini e adolescenti vengono attirati con la promessa di un lavoro e rinchiusi in capannoni (“den”) simili a prigioni, controllati a vista e tenuti in stato di schiavitù dalla criminalità organizzata.

Genitori e parenti, dal canto loro, spingono i bambini al WCST convinti che costituisca un’alternativa meno traumatica alla prostituzione. La cultura tradizionale filippina, basata sul valore della famiglia e sullo spirito di sacrificio per il bene familiare, spinge le vittime a non denunciare e a prestarsi agli abusi nella convinzione che ciò sia necessario per sfamare la propria famiglia. Alcuni iniziano a contattare uomini stranieri di propria iniziativa, sperando che i clienti si innamorino di loro e decidano di toglierli dalla povertà. Lovely, 17 anni, racconta di cercare uomini occidentali sui siti d’incontri nella speranza di potere un giorno sposare uno di loro.

In cambio delle modeste somme di denaro ricevute, a bambini e adolescenti viene chiesto di partecipare in “show” ripresi via webcam e trasmessi in streaming. I clienti possono dare ordini e istruzioni via chat e i pagamenti vengono di solito trasferiti prima dell’inizio della performance vera e propria. Qualsiasi tipo di atto sessuale può essere messo in atto, a seconda delle richieste degli spettatori: ai bambini viene richiesto di mostrare il seno o i genitali, ballare nudi davanti alla telecamera, compiere atti sessuali che possono coinvolgere loro coetanei o adulti. In generale, qualunque perversione abbia lo spettatore, le vittime saranno obbligate ad accontentarla.

Quello del turismo sessuale online è un fenomeno talmente ripugnante da essere stato per molto tempo insabbiato, ignorato e negato dalle autorità locali e nazionali. Quando Terre des Hommes ha iniziato la prima ricerca volta a capirne le caratteristiche e le dimensioni, nessuna misura per fermare lo sfruttamento sessuale dei bambini via webcam era stata ancora sviluppata a livello internazionale.

Tuttavia, quello che era nato come un semplice studio si è presto rivelato un’arma efficacissima per trovare e identificare i pedofili online.

Nella seconda parte: il progetto Sweetie e la lotta al turismo sessuale minorile via webcam

Firma la petizione per spingere le autorità internazionali ad agire contro il turismo sessuale via internet: http://avaaz.org/en/wcst

 

L’immagine, i dati e le informazioni contenuti in questo articolo sono tratti dal sito di Terre des Hommes Netherlands (http://terredeshommesnl.org/en/sweetie).

Per chi volesse approfondire l’argomento si consiglia la lettura del report Fullscreen on View – An Exploratory Study on the Background and Psychosocial Consequences of Webcam Child Sex Tourism in the Philippines, (Terre des Hommes The Netherlands, 2013).

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One thought on “Sweetie: per fermare i pedofili online basta una bambina

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